Nulla è impossibile ,solamente i limiti del nostro spirito definiscono certe cose come inconcepibili!


Mia kirshner chiama per avvisare che indosserà un paio di jeans,una t-shirt dei Deep Purple,cappotto e converse nere.La "black dahlia di Brian De Palma, femme fatale di più di un ruolo sul filo del rasoio erotico,entra nella hall dell'albergo con l'aria apologetica di chi preferirebbe non essere notata:non sottrae nemmeno un micron alla sua bellezza.Ha occhi chiarissimi,con un retrogusto fosco.Del servizio fotografico appena concluso ad harlem le è rimasto un anello di ombretto scuro:farebbe lo stesso effetto una scheggia di ghiaccio polare con due losanghe disegnate a carboncino.Si libera del cappotto e si accoccola su un divano,sorride timidamente a un bimbo biondo che le si avvicina,poi ghigliottina la pessima lobby music,u pastiche di pop oldies e brani natalizi:<<ma è orribile! non si può andare da qualche altra parte?preferisco il silenzi alla musica mediocre...>>. Così cominciamo dal contrario- i gusti musicali- scopriamo la donna dietro i paraventi(sexy da morire,malgrado non sia l'ordigno erotico che si crede;è divertente,pungente,malgra
Agudah è uno dei punti di ritrovo della comunità GLBT di Tel Aviv, in una città che più che avere locali gay, ha “zone” o appuntamenti settimanali a tema in locali o spiagge tradizionalmente etero. Una città che, come ho avuto modo di scrivere più volte, è aperta a baci ed effusioni in strada, e dove la tolleranza è all’ordine del giorno. Mi piace definirla la Barcellona del Medio Oriente. E questo a differenza di quanto avvenga nei vicini territori palestinesi, dove i gay sono considerati degli appestati. Agudah, “Associazione israeliana per i diritti del singolo”, si trova in via Nachmani 28, nella zona centralissima della città. Il locale è aperto da 15 anni, e la serata più frequentata da gay e lesbiche è quella del sabato. E proprio qui, due giovani, un ragazzo e una ragazza, di 26 e 17 anni, Nir Katz e Liz Troubishi, sono stati assassinati.

Assassinati dalla follia omicida di un uomo che, a volto coperto e vestito di nero, è entrato, intorno alle 23, con una mitraglietta Uzi e ha iniziato a sparare all’impazzata. Quindici i feriti, di cui quattro in condizioni gravissime. Si tratta in prevalenza di minori, visto che quel centro attirava soprattutto giovanissimi. Ancora non viene esclusa l’ipotesi di un attentato palestinese. Ma la pista anti-gay, per adesso, è quella più “forte”: scondo alcune testimonianze, dopo l’attacco l’assalitore avrebbe cercato di raggiungere un altro locale per omosessuali, poco distante. Ma alla fine ha preferito darsi alla fuga. Il bilancio iniziale è stato di due vittime, mentre nelle ore a seguire si è parlato di un terzo morto (il bilancio è ancora provvisorio). I membri dell’associazione, da parte loro, hanno negato di aver ricevuto minacce, pur lamentando i continui attacchi verbali fatti nei loro confronti dai rabbini ortodossi. “Si tratta dell’attacco più grave nei confronti della comunità omosessuale” ha detto il parlamentare Nitzan Horowitz. Subito dopo l’attentato, centinaia di giovani omosessuali si sono riuniti in strada, per una manifestazione spontanea di solidarietà.
è questo il lato che più mi spaventa...
(articolo rubato a river blog)
«Lascio che la componente aleatoria di una performance crei momenti non previsti, non perché io ami il caos, ma perché non lo posso evitare.»
«Non parlate, non interagite con gli altri, non bisbigliate, non ridete, non muovetevi teatralmente, siate semplici, siate naturali, siate distaccate, siate classiche, siate inapprocciabilI (…)» 
Il riferimento autobiografico è il modo più diretto e spontaneo che ho a disposizione per creare, uso me stessa come esempio per un discorso che, una volta trasferito sul piano artistico, riesce a diventare universale».

“L’immagine fàtica che si impone all’attenzione e trattiene lo sguardo non è più un’immagine potente ma un cliché che cerca, alla stessa stregua del fotogramma cinematografico, di inscriversi in uno svolgimento temporale in cui ormai l’ottica e la cinematica si confondono.“
Di madre italiana e padre inglese, ha trascorso parte della sua infanzia a Malcesine (sul lago di Garda).
Tornata a Genova, dopo aver frequentato il Liceo Artistico del capoluogo ligure ed essersi diplomata all'Accademia Ligustica di Belle Arti, segue i corsi di spettacolo dell'Associazione La Chiave di Campopisano diretta da Mimmo Chianese; si iscrive alla facoltà di Architettura, per poi trasferirsi all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove si diploma nel 1993. Attualmente vive e lavora a New York, che l'artista stessa definisce «il primo paese in cui mi sono sentita a casa».
La scelta espressiva della Beecroft matura fin da giovanissima è stata quella di pensare e realizzare performance, utilizzando il corpo di giovani donne più o meno nude, questo straordinario materiale umano viene mosso secondo precise coreografie come su una scacchiera invisibile, con opportuni commenti musicali o con lo studiato variare delle luci. Ciascuna delle partecipanti deve attenersi con scrupolo a una serie di precise e inderogabili norme che l'artista impone prima di ciascuna azione, per comporre dei veri e propri "quadri viventi", esposte in gallerie e musei di arte contemporanea.
L'artista pone al centro della propria riflessione i temi dello sguardo, del desiderio e del volubile mondo della moda. Private di ogni possibilità di dialogo o di relazione, esse appaiono congelate al di là di un'invisibile barriera. Al tempo stesso il loro mutismo e il loro totale isolamento producono lo strano effetto di far rimbalzare lo sguardo di chi guarda su sé stesso, trovandosi in una situazione di disagio.La sua prima performance è stata tenuta presso la galleria di Luciano Inga Pin di Milano, durante il Salon Primo dell'Accademia di Belle Arti al Palazzo di Brera.Segnalata da Giacinto Di Pietrantonio, ha tenuto la sua prima mostra personale nel 1994 presso la Galleria Fac-Simile a Milano dove esponeva anche il suo compagno ex Miltos Manetas
l'amo
sul ciglio di un'autostrada c'è sempre qualcuno ad aspettarti,tu sei dalla parte opposta,intravedi quella sagoma e non ne riconosci il volto! cerchi di superare la distanza,qualche macchina si ferma,ti prende e ti porta con se facendoti credere che sia la direzione giusta,qualche altra ti ammalia da lontano distraendoti dal tuo obiettivo ma giunta a te non si ferma e ti mette sotto!a volte ti rialzi...altre volte, invece,rimani disteso a terra per un pò aspettando che tromonti il sole! poi è un altro giorno,poi con le ferite ancora sanguinanti ti fai mettere sotto da qualche altra macchina,e ricominci,qualcuna ti allontanerà da quella sagoma,qualche altra ti porterà più vicino ad essa...forse incontrerai sempre pirati della strada,forse solo a volte,forse....scoprirai il volto di quel qualcuno sul ciglio dell'autostrada!

Ron mueck

(nato nel 1958) è un’artista iperrealista Australiano, che però lavora in Gran Bretagna.I primi lavori di Mueck concernevano la creazione di modelli e pupazzi per la televisione dei bambini.Le sculture di Mueck riproducono il minimo dettaglio del corpo umano, ma spesso con grandezze e scale esagerate, al fine di esaltarne i dettaglio.

La sua scultura del ragazzo alto 5 metri è stata ospitata al Millennium Dome e successivamente esibita alla biennale di Venezia, mentre nel 2002 la scultura della donna incinta è stata acquistata per AU$800,000 dalla National Gallery of Australia.


Simile a un dio mi sembra quell'uomo
che siede davanti a te, e da vicino
ti ascolta mentre tu parli
con dolcezza
e con incanto sorridi. E questo
fa sobbalzare il mio cuore nel petto.
Se appena ti vedo, sùbito non posso
più parlare:
la lingua si spezza: un fuoco
leggero sotto la pelle mi corre:
nulla vedo con gli occhi e le orecchie
mi rombano:
un sudore freddo mi pervade: un tremore
tutta mi scuote: sono più verde
dell'erba; e poco lontana mi sento
dall'essere morta.
Ma tutto si può sopportare...
“Come ti amo? Lascia che ti annoveri i modi.
Ti amo fino agli estremi di profondità, di altura e di estensione che l’anima mia, può raggiungere, quando al di là del corporeo, tocco i confini dell’Essere e della Grazia Ideale.
Ti amo entro la sfera delle necessità quotidiane, alla luce del giorno e al lume di candela.
Ti amo liberamente, come gli uomini che lottano per
la Giustizia.
Ti amo con la stessa purezza, con cui essi rifuggono dalla lode.
Ti amo con la passione delle trascorse sofferenze, e quella che fanciulla, mettevo nella fede.
Ti amo con quell’amore che credevo, aver smarrito. Coi miei santi perduti.
Ti amo col respiro, i sorrisi, le lacrime dell’intera mia vita!
E se Dio vuole, ancor meglio, t’amerò dopo la morte.”
(Elizabeth Barrett Browning)

Brillante avvocato di Philadelphia è licenziato per inefficienza e inaffidabilità dal prestigioso studio legale dove lavora. È una scusa, sostenuta con mezzi ignobili: in realtà hanno scoperto che è omosessuale e malato di Aids. Sostenuto dall'affettuosa famiglia e dal suo tenero compagno, difeso da un grintoso avvocato nero, fa causa agli ex datori di lavoro. 1ª produzione di alto costo (25 milioni di dollari) sull'Aids, è una lezione di tolleranza, una requisitoria sui pregiudizi, un'arringa contro l'ingiustizia affidata a uno straordinario T. Hanks, interprete simpatico e “leggero”, e a D. Washington, l'avvocato che lo difende, fiero eterosessuale e a disagio con i gay, che a poco a poco disperde i suoi pregiudizi e le sue paure insieme a quelli dello spettatore. L'ottima sceneggiatura di Ron Nyswater affidata alla sobria regia di J. Demme diventa qualcosa di più di un onesto esempio di cinema civile: ne fanno testo alcune scene memorabili, la festa gay e la sequenza in cui Hanks ascolta Maria Callas in Andrea Chenier (4° atto) di Giordano, e la colonna musicale in cui Mozart, Spontini, Cilea, Catalani s'alternano a Bruce Springsteen, Peter Gabriel, Neil Young. Oscar a T. Hanks attore protagonista e a Springsteen per la canzone “Streets of Philadelphia”.
Il termine omofobia, pur non avendo un significato univoco, indica generalmente un insieme di sentimenti, pensieri e comportamenti avversi all'omosessualità o alle persone omosessuali.
Le diverse definizioni di omofobia proposte possono essere sintetizzate in tre principali prospettive: accezione pregiudiziale, accezione discriminatoria e accezione psicopatologica: